

7. La rivoluzione inglese: un conflitto fra classi sociali vinto
dalla borghesia.

Da: A.  L. Morton, Come la borghesia conquist il potere, in Saggi
sulla rivoluzione inglese del 1640, Feltrinelli, Milano, 1971.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla storiografia liberale,
secondo la quale la rivoluzione inglese ebbe origini
essenzialmente etico-politiche (vedi lettura 6), Arthur L. Morton
afferma che essa fu una guerra di classe. Di un suo celebre
saggio sull'argomento riportiamo alcuni passi relativi alle prime
vicende rivoluzionarie, nei quali lo storico britannico, mentre fa
un'attenta cronaca dei fatti, distingue le varie forze politiche
in campo, i loro programmi e la loro estrazione sociale.

Il carattere fondamentale della rivoluzione inglese, reso oscuro
per lungo tempo sia dagli storici  whig  e  tory  che da
quelli anglicani e non conformisti sta diventando, infine,
abbastanza chiaro. Essa fu una rivoluzione borghese, nel corso
della quale la nuova classe dei capitalisti distrusse la macchina
dello Stato feudale al cui centro stava la monarchia e si afferm
come classe dominante nella societ inglese: il fatto che la
rivoluzione non fu mai portata alle sue logiche conclusioni non
deve seguitare ad oscurare il suo carattere reale pi del fatto
che essa assunse frequentemente aspetti religiosi, legali e
costituzionali.
Tentare un'analisi della transizione dal feudalesimo al
capitalismo ci porterebbe troppo lontano dai limiti di questo
saggio. Sar sufficiente ricordare che nei primi anni del
diciassettesimo secolo si era arrivati ad una crisi. Da una parte
lo stesso feudalesimo diventava sempre meno capace di risolvere i
problemi che si ponevano: la vecchia classe dirigente, incapace di
governare con i metodi tradizionali, non era in grado di trovarne
di nuovi che non la trascinassero in difficolt ancora maggiori;
dall'altra la borghesia, consapevole della sua forza crescente,
risultato della sua vittoria sulla Spagna e della nuova posizione
dell'Inghilterra nella politica europea, ed anche di una serie di
progressi che avevano rivoluzionato l'industria e l'agricoltura,
non si accontentava pi di continuare ad essere, come nel
sedicesimo secolo, passiva sostenitrice del regime esistente.
Questa era la situazione durante il conflitto tra i primi Stuart e
i Comuni, conflitto che culmin nella convocazione del Lungo
Parlamento nel 1640. [...].
Nell'autunno del 1641 una ribellione in Irlanda port le cose ad
un punto cruciale, poich un esercito doveva esser formato e si
poneva la questione di chi avrebbe dovuto controllarlo. Le due
parti compresero che chi avesse ottenuto questo controllo sarebbe
stato il padrone della situazione e avrebbe approfittato della
circostanza per eliminare l'avversario. Dopo alcune settimane di
dispute un tentativo di arrestare cinque importanti membri del
parlamento fall. Poco tempo dopo questo insuccesso il re lasci
Londra per York e ambedue le parti cominciarono allora a
prepararsi per la lotta armata che era chiaramente inevitabile.
In questa lotta le linee di classe in cui l'Inghilterra era divisa
sono oggi non meno chiaramente visibili di quanto lo fossero agli
uomini del tempo. La natura della divisione appare in primo luogo
nel suo aspetto geografico. Il Parlamento aveva l'appoggio
dell'Est e del Sud, zone ricche e relativamente sviluppate, e di
quasi tutte le citt di qualche importanza, mentre il re
controllava le zone retrograde del Nord e dell'Ovest, dove il
feudalesimo era pi forte. [...] Generalmente il re aveva
l'appoggio della nobilt, e probabilmente della maggioranza della
borghesia terriera, specialmente di quella che non aveva
progredito molto nello sfruttamento dei propri terreni sulla base
della produzione di merci. Costoro, con i loro fittavoli e i loro
servi, costituivano la base per la formazione di un esercito
effettivo gi pronto. Il Parlamento aveva l'appoggio della parte
progressiva della nobilt e della borghesia terriera, di quella
parte cio che aveva saputo meglio adattarsi allo sviluppo del
capitalismo, della maggioranza dei mercanti, delle classi
manifatturiere e professionali e dei gruppi pi politicamente
avanzati dei contadini piccoli proprietari e degli artigiani. E'
chiaro che, quali che fossero gli slogan sotto i quali la guerra
civile venne combattuta, essa fu essenzialmente una guerra di
classe. [...].
E' chiaro che l'esercito del Parlamento aveva un grandissimo
bisogno di militari di professione di qualsiasi grado per
inquadrare le sue reclute disordinate. Ed  pure chiaro come
Cromwell fosse uno dei primi a comprendere che il re non sarebbe
stato mai battuto in questo modo e che gli uomini che si
accontentavano di un simile esercito non sarebbero stati in grado
di portare la rivoluzione alla vittoria.
Di conseguenza due partiti cominciarono a formarsi nel campo
rivoluzionario. Uno, passato alla storia come quello dei
presbiteriani, era il partito dei proprietari terrieri e dei
grandi mercanti. I suoi capi erano i conti di Essex e di
Manchester. L'altro, quello degli indipendenti, riuniva a
quell'epoca, oltre a frazioni della borghesia terriera e delle
classi superiori urbane, i contadini piccoli proprietari, gli
artigiani e tutti coloro che volevano una guerra totale e una
vittoria decisiva. Guidati da Cromwell essi impostarono una lotta
per allontanare i capi dell'ala destra e per creare un nuovo
esercito rivoluzionario. Essi raggiunsero entrambi questi
obbiettivi e l'esercito di tipo nuovo divent non solo lo
strumento di una completa vittoria militare ma anche una palestra
di educazione politica e la base principale per il partito della
estrema sinistra che andava prendendo forma. noter che tutti
questi partiti si presentavano come partiti religiosi. I
presbiteriani desideravano di sostituire all'esistente Chiesa
feudale di Stato una nuova Chiesa di Stato, come quella scozzese
governata da un'oligarchia di anziani e da un'assemblea generale.
Gli indipendenti volevano una forma di governo della Chiesa meno
centralizzata e pi democratica, che permettesse una larga libert
ad ogni singola congregazione e conseguentemente una notevole
tolleranza religiosa. Diversamente dalla Rivoluzione francese e da
altre posteriori rivoluzioni borghesi, la rivoluzione inglese
prese la forma di una lotta largamente religiosa. [...].
Nel 1646, quando la guerra fin, gli uomini dell'esercito di tipo
nuovo avevano un'idea abbastanza chiara della libert per la quale
essi avevano combattuto, e questa loro concezione era in conflitto
sia con quella dei presbiteriani che con quella dei gentiluomini
indipendenti, ovvero i grandi che si raggruppavano attorno a
Cromwell e a Ireton [Henry Ireton, favorevole, come Cromwell, ad
una monarchia moderata che mantenesse inalterate le gerarchie
sociali]. Di conseguenza si form un terzo partito, quello dei
livellatori, con un programma di democrazia radicale che
comprendeva un allargamento del suffragio elettorale, frequenti
convocazioni del Parlamento, uguali divisioni elettorali, libert
di parola e di coscienza e una lotta frontale alle decime, ai
monopoli e ai privilegi sia borghesi che feudali. I suoi capisaldi
erano l'esercito e le masse londinesi. In tutto questo la
rivoluzione inglese stava seguendo soltanto le leggi normali di
sviluppo della rivoluzione borghese in ogni parte del mondo.
Cominciata con una larga alleanza di classi sotto la guida
dell'alta borghesia, la lotta risveglia ed educa le masse cos che
nel momento in cui i ceti superiori pensano che l'opera della
rivoluzione possa ritenersi finita, queste chiedono che le parole
d'ordine progressive sotto le quali la lotta fu condotta,
divengano realt. Ne consegue una lotta per il controllo della
rivoluzione, lotta che termina con la vittoria della destra
alleatasi con alcune frazioni della classe feudale dominante,
contro la quale era originariamente scesa in guerra.
